martes, 26 de junio de 2018

INMIGRAZIONE, LOS HIJOS DE DIOS... HISTORIAS DE INMIGRANTES


TUTTI SIAMO UGUALI, Marcia Zegarra ilustración









PREMIO II EDIZIONE "IntegrAZIONE -MigrAZIONE" 2017    





GIORNALE QUATTRO


GIORNALE QUATTRO






INIZIATIVA CAMERA DEL LAVORO A MILANO






CAMERA DEL LAVORO A MILANO





MARZIA OGGIANO





CONSOLE DEL PERU A MILANO, RAMIRO SILVA




CAMERA DEL LAVORO






CONSOLATO DEL PERU IN MILANO













DIRITTO DI CONGEDO








METROPOLIS - MIGRATION
















ISMU, DIRETTORE










MOSTRA SAVERIANA - SALERNO

















PARLAMENTO EUROPEO, DRA. ISABEL RECABARREN, MARCIA ZEGARRA



MARCIA ZEGARRA , ILARIA SUPA PARLAMENTARIA





FIGLI DI DIO ... STORIE DI INMIGRANTI, INMIGRAZIONE, ILLUSTRAZIONE



Illustrazione - Migrazione - FIGLI DI DIO ... STORIE DI INMIGRANTI





“LOS HIJOS DE DIOS” 
Grazie Francisco per tutelare i figlio di Dio 







TUTTI SIAMO IGUALI
illustrazione
2012







“TU DE DIA  Y YO DE NOCHE” 
Estela e Javier non si vedono da otto compleanni, si mancano 









“MAMÁ YO QUIERO SER UNA BAILARINA” 
Le differenze di questo momento spariranno nel futuro dovuto al talento e allo sforzo di ogni bambino 









“CENTRALE, 11 DE LA MAÑANA” 
Tutti abbiamo un sogno! 





“I FIGLI DI DIO… Storie di immigrati”  2012 -2018

La notte e il giorno a Milano, si scrivono storie che rappresentano
immagini di persone differenti, persone con colori imprecisi, con profili caratteristici, con abitudini ancestrali, con ideologie di posti lontani con tempi assenti e presenti. Queste tradizioni mutate ed eventi tanto nuovi come l'alba in ognuno, si convertono in verità assolute e al contempo relative, di forme di vita apprese dalla quotidianità in un luogo sconosciuto.Essere migrante significa questo, ovvero, un rappresentante del cambiamento costante, dello sforzo per raggiungere mete che il cuore gli prefigge in forma di aspirazioni per poter sentirsi soddisfatti.

Questo processo non è statico, èsimile al processo di trasformazione di una crisalide, tanto bello e doloroso, amaro e dolce allo stesso tempo, pieno di interrogativi che gritano dentro le anime e che solo vengono sciolti da voci sospese nello spazio scuro dei sogni che in teoria devono realizzarsi. Questo lavoro non è facile richiede molti sacrifici, molti sforzi, molti privazioni che sboccano a lungo tempo in modus vivendi, che come formula matematica dentro un contesto sociale etnico, deve essere imitata dall’individuo che decide di migrare in un determinato luogo.

Fratelli come i filippini, i cinesi, i peruviani, gli arabi, i senegalesi,
gli indiani, gli zingari, gli ecuadoregni, i brasigliani, i giapponesi, i
rumeni e molti altri hanno elaborato una mappa che conduce al tesoro nascosto e sognato, vuol dire che hanno creato un cammino che conduce al successo, qualcosa come un manuale che contiene i passi e le indicazioni che tutti coloro che decidono di venire devono realizzare.
Questo risultato ha creato storie di madri che lasciano tutto per forgiare un avvenire differente al loro, padri che nella loro disperazione económica viaggiano lasciando solo il ricordo ai suoi cari, giovani che sono stati convinti dalla società che non servono a nulla, e nella loro ricerca giungono a storie molto commuoventi, figli che costruiscono un mecanismo di difesa tanto nelle loro società di origine come in quelle di accoglienza, e nei peggior dei casi persone che sono dimenticate dal prodotto dei loro sogni o dai buoni e cattivi consigli che hanno seguito altri, riconfermando i suoni di qui interrogativi pieni di buone intenzioni…

Queste storie raccontate ed ascoltate sono simili, le immagini proiettate dentro le chiese, dentro i pulman, quelle dei parchi, dei ristoranti, del metro, delle piazze, dei mercati a cielo aperto, delle case del nostro vicino, raccontano e argomentanoi loro grandi aneddoti assai ricorrenti come:  “mi sono vergognata di lasciare la mia piccola di 3 anni con i miei genitori quando decisi di intraprendere il viaggio per lavorare come collaboratrice domestica, però durante questi 15 anni ho riunito i soldi e ho potuto portare qui la mia piccola di 18 anni…sta imparando la lingua”…. c’è un senso di solitudine

“E’ da 7 anni che non vedo la mia famiglia perchè non ho i documenti per poter viaggiare e andare a trovarli”…c’é un senso d’impotenza

“Ho 4 figli che vivono nella mia città natale in Sudamérica, loro stanno col loro padre, il buono è che sono già grandi, perchè quando gli ho lasciati hanno sofferto molto, però qui con 25 anni di lavoro ho potuto costruire una casa e un’altra da affittare, loro hanno tutte le comodità che non ho avuto, sono contenta perchè ho potuto realizzare il mio sogno, il piccolo dettaglio è che quando sono tornata non mi volevano vedere,  esiste solo il  suo padre, io ho dovuto tornare, e non dimentico d’inviarle soldi ogni mese”… c’é un senso di camuffare la realtà

“Quando sono arrivata dormivo per strada, però Dio non mi ha abbandonato, sempre mi arrivava qualche lavoro e in questi 5 anni di lavoro ho potuto portare i miei fratelli e i miei genitori”… c’é un sentimento di solidarietà

Tante… e altre… molte storie senza contenuto esplicito, che solo sono sostenute visualmente per essere plasmate in disegni, come gli incontri quotidiani dei nostri fratelli dell’Africa che di giorno e di notte s’incontrano alla Stazione Centrale, ognuno di loro con un sogno.


Apprezzare e dar valore al lavoro nelle istallazioni delle Opere di San Francesco, Santo visionario e futurista che anticipò in una educazione opportuna per i suoi tempi, grazie a Francesco molti cittadini milanesi danno collaborazione disinteressata, con l’animo di continuare con questa grande solidarietà e opera sociale, che se non fosse così, non ci sarebbe per molti un posto dove dormire, mangiare, vestirsi, dove andare da un medico o dove lavarsi!

I disegni raccontano un pò di questo, vorrei raccontare tanto… come le scene di alcuni compiti effimeri come per esempio quello dei fratelli zingari per cui le donne hanno inventato una forma di lavoro, quello di lavare i vetri delle macchine per poter ricevere una mancia, già che sono difficilmente accettate dovuto ad una mancanza di ricettività e accoglienza della società opite.

Non si può lasciare di raccontare le storie dei miei fratelli sudamericani che organizzano feste nei parchi pretendendo di non dimenticare la loro cultura, la loro arte culinaria, i loro legami con il calcio la pallavolo…potrei proseguire ricordando non terminando mai, le illustrazioni si moltiplicherebbero e non mi basterebbero le sale per mostrare il lavoro raccogliendo le denominate per me “Historias de inmigrantes”….

Io credo valga la pena elaborare un registro visivo di queste immagini di questo tempo, di questo contesto, di questa società mista, non dimenticando il bene che ci fa riflettere,e riconoscere che tutti siamo fratelli in questa casa senza pareti perchè credo che tutti siamo “hijos de Dios”.

                                                            

                                                                           


                                                                          MARCIA ZEGARRA







“LA HABITACIÓN DE PEPITO” 
Pepito ha bisogno di aiuto, si sente solo 






“FAMILIA  ÁRABE EN ITALIA” 
Dopo essere emigrati, abbiamo potuto trovare un lavoro retribuito e una migliore scuola dove far studiare i nostri figli. 




“FAMILIA  DEL SENEGAL EN ITALIA” 
Dopo essere emigrati, abbiamo potuto trovare un lavoro retribuito e una migliore scuola dove far studiare i nostri figli. 





“FAMILIA BOLIVIANA EN ITALIA” 
Dopo essere emigrati, abbiamo potuto trovare un lavoro retribuito e una migliore scuola dove far studiare i nostri figli. 




“FAMILIA RUMENA EN ITALIA” 
Dopo essere emigrati, abbiamo potuto trovare un lavoro retribuito e una migliore scuola dove far studiare i nostri figli. 






“REZO POR TI MAMÁ PARA QUE REGRESES PRONTO” 
I sogni delle donne se more si compiono…i sogni dei bambini sono realtà. !







MADRE FILIPPINA E FIGLIA FILIPPINA-ITALIANA
Daky deve vestirsi con induenti di mara, affinchè i suoi compagni non la discriminino







“HASTA MAÑANA” 
Pape e Letizia sono amici 









“CELESTINO UN TRABAJADOR DOMÉSTICO COMO TANTOS” 
Celestino lavora con la sua padrona già da tre anni. 





“JUANITA, UN DOMINGO EN EL PARQUE LAMBRO DE MILANO” 
Tutte le domeniche Juanita va al Parco “Lambro”, perchè le piace un piatto tipico del suo paese, la madre non può prepararlo perché lavora troppo. 







“BIENVENIDOS” 
Lavoro di informazione e appoggio agli immigranti. 




BOLETOS POR FAVOR” 
Le immagini di un bambino si ripercuotono nella sua vita di adulto, tutti i lavori accrescono le persone 



“PINTEMOS EL MUNDO DE COLORES?” 
I bambini posseggono il miglior senso del colore, basta solo farci sorprendere !






“A YADRANKA LE REGALARON UN OSITO” 
Yadranka e sua madre vogliono solo andar a far visita ai loro parenti a San Donato 




“UN MECHÓN DE TU CABELLO” 
Come vorrei esser grande!!! 


Marcia Zegarra

Pubblicato: 18/03/2013 in IdentitàInterculturaMigrazione
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Alcuni ragazzi della scuola, tra cui io in prima persona, siamo entrati in contatto con Marcia Zegarra, pittrice peruviana di grande talento, trasferitasi in Italia al fine di conoscere e “appropriarsi” di tutto ciò che, in termini artistici, fa parte di questa grande culla/bacino culturale che è l’Italia. Abbiamo avuto modo di approfondire insieme a lei la sua esperienza iniziata da pochi mesi nel vecchio continente. Quanto ne abbiamo ricavato sono riflessioni e considerazioni fatte attraverso il racconto del suo passato e del suo presente, dei suoi ricordi e delle sue aspettative, ma anche delle sue “paure” nell’andare incontro a un futuro incerto in un Paese sconosciuto.
Marcia arriva da S. Agustin de Arequipa una piccola città nel sud del Perù, parlando delle tappe che l’hanno portata qui ci racconta di come da giovane avesse scelto una scuola per diventare insegnate per poi abbandonarla per la sua grande vocazione: l’arte. Dopo 5 anni di studio consegue la laurea in Arti plastiche e inizia la sua ascesa tra le giovani promesse della pittura sudamericana. Agli albori della sua carriera ci confessa di come cercasse di cogliere tutto ciò che l’occhio non vede ma che può soltanto percepire. E’ lei stessa a rivelarci la passione per la quale si trova in Italia: l’arte, i grandi maestri, le grande meraviglie architettoniche, artistiche e culturali che racchiude l’universo italiano ed europeo.
Con l’arrivo in Italia però, questa sua concezione tende a cambiare, infatti non è più attratta da ciò che non vede ma dall’esatto contrario, dalle cose concrete, da ciò che si percepisce con i sensi. La sua prospettiva come artista cambia, conseguenza anche della sua stessa situazione umana e sociale, si trova a confrontarsi con un ‘altra realtà, una realtà concreta, dura e vera: l’immigrazione. Avendo una bambina piccola, capisce ogni giorno quali sono i sacrifici e i timori che seguono da una partenza da quella che chiamavi casa, anche se sono altrettanto forti gli entusiasmi per il futuro, per esempio quando si parla di educazione.
“Qual è secondo te, il sentimento che accomuna tutti gli immigrati?”
La risposta di Marcia è molto chiara: la speranza.
La speranza di un futuro migliore, di una vita migliore di poter arrivare a una stabilità, a una fantomatica felicità. E poi migliorarsi sempre, non stare mai incastrati in qualche pantano sociale o umano, scuotersi sempre e migliorarsi. “Perché se io ho mangiato male, mia figlia no, lei no, deve mangiare meglio di me… è una costante ricerca di miglioramento”.
Il suo ultimo progetto intitolato “Figli di Dio-Storie di immigrati” racchiude illustrazioni di situazioni quotidiane in una città multiculturale come Milano. Si possono ritrovare svariate situazioni che agli occhi di un milanese attento fanno tornare in mente, come un déjà-vu, i tanti volti dell’immigrazione a Milano: i magrebini in stazione Centrale; i mezzi pubblici che sembrano aerei con persone di diverse nazionalità; bambini di diverse origini che giocano…
Sopratutto Marcia parla delle madri immigrate. Ci parla di giovani madri emigrate in cerca di qualcosa di meglio, e dei loro bambini che crescono con altri familiari, gli zii o i nonni. Madri e figli lontani migliaia di chilometri che lei vuole raccontare perché lo vive ogni giorno ma anche perché è una situazione molto diffusa nei Paesi dell’America del Sud.









TIEMPO DE GUERRA
TIEMPO DE PAZ

















MURO APARTE
MURO APPARTE
Bambini che scappano della guerra




LAGRIMAS DE LOS NIÑOS POR LA GUERRA
LACRIME DEI BAMBINI PER LA GUERRA
Un’ altra volta , di nuovo






MURO  BAJO EL AGUA, LAMPEDUSA
MURO SOTTO L’ACQUA, LAMPEDUSA
La barca è piccola, il muro grande e alto











EL LICENCIADO (hombre culto, sabio e inteligente)
IL LAUREATO (uomo culto, saggio e intelligente)
Non abiammo imparato nulla.









ITALIA , nuevos ciudadanos italianos
ITALIA, nuovi cittadini italiani







EL SOLDADO
IL SOLDATO
È Innocente?







CIELO AZUL PARA FRANCESCA “Que felicidad”
CIELO AZZURRO PER FRANCESCA “ Che Felicità”
La guerra non porta felicità ai bambini sopratutto









EL BARCO, “LAMPEDUSA”
LA BARCA, “LAMPEDUSA”
Ci sono motivi?...Ci sono motivi!...Ci sono motivi...
Nessuno vuole morire!









GUERRA in sito
GUERRA in Tv
La realtà supera la finzione






SEMILLAS DEL MAL
SEMI DEL MALE
Gli uomini seminano armi,allora racoglierano armi.






VITTORIA, LA BAMBINA MUTILATA
VICTORIA, LA NIÑA MUTILADA
Vittoria dopo perdere a tutta la sua famiglia è stata addottata da genitori italiani.











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COSTRUTTORE / DISTRUTTORE

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